Morbo di Crohn: si può vedere nel sangue già anni prima?

I segnali di due condizioni molto gravi, ovvero il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, che come ben sappiamo sono malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), potrebbero essere anticipati da delle alterazioni rilevabili nelle analisi del sangue già da diversi anni prima che i sintomi si manifestino chiaramente. Un recente studio che è stato pubblicato su Cell Reports Medicine ha suggerito di fare spesso gli esami del sangue, dato che si riesce ad individuare i segnali precoci di queste patologie, già ben otto anni prima  per il morbo di Crohn e tre anni prima per la rettocolite ulcerosa. In questo modo si avrà la possibilità di diagnosi precoce.

Il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa sono come ben sappiamo delle malattie immunomediate, che sono legate a una “disregolazione” del sistema immunitario, che si fa ad infiammare a causa di lesioni ulcerose. Nel Crohn, è colpito il tratto gastrointestinale, mentre nella rettocolite ulcerosa, la mucosa del colon è coinvolta.

Morbo di Crohn: si può vedere nel sangue già anni prima?

Queste condizioni croniche colpiscono principalmente i giovani adulti, spesso rilevate quando il danno all’apparato digerente è già significativo. In Italia, si stima che circa 250.000 pazienti siano affetti. Sebbene trattabili con farmaci, nei casi più gravi, interventi chirurgici vitali possono diventare necessari per gestire le complicanze intestinali, incluso il deviare il flusso delle feci. Individuare questi casi precocemente è cruciale per prevenire la degenerazione della malattia.

A causa di danni che si sono visti, accumulare molto lentamente, si è quindi parlato di una “fase pre-clinica”. Sono molti gli studi dove sono stati analizzati campioni di sangue di routine di 20.000 individui con malattia di Crohn o rettocolite ulcerosa nei 10 anni precedenti alla diagnosi e sono stati confrontati con 4,6 milioni di persone prive di tali condizioni.

Un algoritmo, addestrato su questa vasta mole di dati, ha rilevato leggere variazioni nei minerali ematici, nelle cellule sanguigne e nelle proteine legate alle infiammazioni, rispettivamente otto anni prima della diagnosi di morbo di Crohn e tre anni prima di quella di rettocolite ulcerosa. Benché singolarmente considerate entro i limiti della normalità, queste sottili alterazioni non sarebbero state rilevabili “ad occhio nudo”.

La fase successiva, affina l’algoritmo, così da renderlo in grado di individuare in modo più preciso le persone con un elevato rischio di sviluppare malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Inoltre, si prevede che l’algoritmo potrebbe essere impiegato per valutare prospetticamente l’efficacia dei trattamenti.

Le scoperte attuali “potrebbero aprire un’ampia finestra di opportunità per intervenire con modifiche dello stile di vita o fornire trattamenti efficaci molto prima”, sostiene Lee. L’obiettivo è di evitare che le persone debbano affrontare direttamente interventi chirurgici significativi al momento della diagnosi, consentendo invece strategie preventive e terapie mirate in tempi più precoci.

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